Film da buttare: Suicide Squad

Film da buttare

Rompo il lunghissimo silenzio del Foglio, ma lo faccio per uno degli eventi cinematografici più importanti del 2016: un FILM DA BUTTARE. Questa volta tocca a un titolo di lusso, che sembrerà un controsenso ma in realtà è una cosa molto positiva. Perché quando vado al cinema mi auguro che succedano (alternativamente) due cose: che il film sia molto bello o che il film sia molto brutto, così almeno posso scriverne sul blog. Odio la mediocrità.

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Suicide Squad è tutto fuorché mediocre nella sua manifesta bruttezza. Una bruttezza che colpisce come un cazzotto sotto la cintola, perché dovuta principalmente a grossolane scelte di sceneggiatura e regia, più che a eclatanti mancanze attoriali. Anzi in realtà si può tranquillamente dire che gli attori fanno quello che viene chiesto loro di fare con grande naturalezza e con delle buone performance. Il criticato Joker di Jared Leto, tanto per fare un esempio, ha come unico vero problema quello di comparire in spezzoni non più lunghi di 30 secondi, per un totale complessivo di 5 minuti. Addirittura io ho avuto minutaggi più generosi durante le mie fulgide esperienze calcettistiche.

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Certo come sempre più spesso accade questa pellicola è stata principalmente danneggiata da una campagna marketing e da una attesa virale che non hanno fatto altro che gonfiare le aspettative. Con David Ayer (Fury, La notte non aspetta e altri film leggerini) dietro la cinepresa e determinate dichiarazioni, ci si aspettava finalmente un film di supercattivi supercattivo. Complesso. Moralmente deviato. Sfaccettato. L’unica cosa moralmente deviata è stata il biglietto da 7,5 euro, o per dirla in termini più comprensibili al mio amico Kiappa (a cui il film ovviamente è piaciuto), “biglietto da 3 spritz del baretto”.

La legge morale dentro di me

La pellicola ha generato aspre critiche, ma anche commenti positivi, il che non stupisce perché oggettivamente il film può piacere (io sono una vecchia zitella acida e dico che è bruttino anche tecnicamente). Quello che manca a Suicide Squad è indubbiamente il coraggio. Coraggio di portare sul grande schermo una storia finalmente adulta e irriverente. E con questo non intendo dire di proporre un mattone drammatico e disperato, quanto offrire un punto di vista finalmente diverso dalla sola trita morale americana del “do the right thing”.

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Molti (Kiappa) mi hanno detto: “cosa ti aspettavi? Il film è frizzante, allegro, violento ma rimane pur sempre un cinecomic”. Una disamina condivisibile in verità. Ma allora perché scomodare personaggi così complicati e appiattirli in una versione balorda di Quella sporca dozzina? Lo stesso rapporto tra i vari componenti della squadra, lungi dal presentare problemi di sorta, si snocciola attraverso un percorso a dir poco scolastico, relegando i meno dotati Killer Croc e Capitan Boomerang (quanto è bello quando decide di tornare e dare una mano e salvare il baraccone grazie al preciso intervento del “Redimimi” di Padre Maronno?) a semplici macchiette da cabaret. Probabilmente lo scoglio più grosso in questo caso è stato inserire un numero eccessivo di personaggi senza creare uno spazio chiaro tra principali e secondari. L’impressione, sia nella scelta dei testi che nelle situazioni proposte, è sempre quella di considerare tutti importanti, regalando piccoli e inutili sketch ad ognuno e tendenzialmente rovinando il ritmo ai veri protagonisti, molto più efficaci.

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Il film non fa assolutamente nulla per staccarsi da una visione morale ed etica scontatissima. E allora ecco che le rivolte all’interno del carcere di massima sicurezza sono causate dal becero trattamento dei secondini (il cui capo ovviamente è viscido e corrotto). E i nemici affrontati dalla squadra, una volta scoperti i giochi dell’Incantatrice, non sono più normali esseri umani ma irrecuperabili simil-zombie. Se non fosse così i genitori che hanno portato i figli al cinema in barba al bollino rosso si lamenterebbero con Will Smith. Non manca in ultima battuta la sequenza con Deadshot e la bambina smocciolante, che probabilmente è stata presa dal materiale di scarto di The pursuit of Happiness.

Facciamoci due risate

Per me i difetti obiettivi di Suicide Squad si fermano al paragrafo precedente. Certo avrei potuto continuare per ore parlando di come sia stato insulsamente reso il dilaniante rapporto tra redenzione/ricatto/etica ma ne abbiamo tutti abbastanza così. Ora è arrivato il momento di farsi qualche risata con la brillante sceneggiatura del nuovo Eroe Nazionale David Ayer (scusami David, lo so che sei stato semplicemente manipolato dai produttori).

Spliknot: il capro espiatorio

Slipknot è il personaggio più coerente del film: piuttosto ridicolo nei fumetti si ridicolizza anche al cinema, morendo mentre fa quello che sa fare meglio (lanciare temibili funi a destra e sinistra). Ovviamente il pubblico non doveva neanche rischiare di affezionarsi, quindi viene inserito nella trama esattamente come ne viene  tolto: a casaccio.

Amanda Waller: la donna che sapeva TUTTO

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Quando l’Incantatrice inizia a fare sul serio (un pathos che davvero, Genoa-Atalanta ultima di campionato l’anno scorso non era nulla in confronto) se la prende con gli obiettivi sensibili del potentissimo esercito USA. “Come riesce a sapere dove sono le nostre portaerei?” si chiede l’ignaro stagista. Ma è ovvio, ha preso in ostaggio Amanda Waller. Che conosce l’esatta posizione di tutte le navi americane. E di tutte le basi missilistiche. E chi è Batman. E che 42 è la risposta. Lei sa tutto. TUTTO.

Katana: chi l’ha chiamata?

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“Guarda, sta piangendo sulla spada che hanno usato per uccidere il marito e che ora è infestata dal suo spirito”

“E quindi?”

“E niente ogni tanto esce fumo, è figo. Poi vuoi mettere, la vendetta, la ricerca della giustizia, l’ossessione, l’amore è tutto così crepuscolare, così gotico ma anche così moderno. No?”

“Ora che me lo dici credo di aver rivalutato i suoi 15 secondi di girato”

La resa dei conti

Finalmente è arrivato il tempo di concludere. Ma prima un ringraziamento a tutti i miei amici, che hanno deciso di condividere con me i propri pensieri sul film. Per dovere di cronaca, a oggi i sostenitori del “bruciamo gli originali” sono avanti di 15 a 4. Siamo all’incirca 5 volte superiori di numero ai giovani moderati del “ci è piaciuto tanto il film perché possiamo sempre dire che Margot Robbie è una mega-pisella e tutti annuiscono”. Non ho potuto per ovvie ragioni di spazio e di stile (che già così è pessimo) raccogliere le impressioni di tutti, ma è doveroso ringraziarli per avere fatto fronte comune durante la disastrosa proiezione. Grazie quindi a Elisa, Valeria, Vittoria, Rebais, Andrea, Selvaggia e all’irreprensibile Giacomino, a cui devo in larga parte la lunga disamina su Amanda Waller. Menzione d’onore anche per Bianca che riassume il pensiero di molti confidandomi “mi scoperei Margot Robbie ma il film non lo vedrei mai più. Grazie a tutti, ciao mamma”. Il resto del team lo potete trovare nei vari screenshot da me sapientemente incollati. Un saluto va anche ai 4 Raminghi, per i quali in realtà io provo invidia: l’invidia di andare a dormire con la coscienza di chi non ha appena buttato 3 spritz del baretto. Vi lascio con il commento di un soldato dall’altra parte della barricata, sia per spezzare una lancia, sia per ricordare che il fine ultimo del Foglio è solo farsi qualche risata. Walter consiglia la visione di Suicide Squad perché “pur con una storia carente i personaggi sono fin troppo buoni. In alcuni momenti il film raggiunge picchi di cafonaggine epici! E comunque Margot merita da sola i soldi del biglietto!!”. CHE VI AVEVO DETTO?

2 pensieri su “Film da buttare: Suicide Squad

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