Film da buttare: Jack Reacher – Punto di non ritorno

Film da buttare

Pur se avvisato da amici e parenti sul rischio elevatissimo che questo secondo capitolo di Jack Reacher si sarebbe potuto rivelare una schifezza, mi sono gettato fiducioso insieme a tutto il fan club frusinate di Tom Cruise in sala, a un giorno esatto dalla prima italiana. (Piccola parentesi: il fan club frusinate di Tom Cruise è composto da tre persone, ovvero Alfredo, Andrea e Kikketta Stylosa che è anche il presidente).

In realtà, e non per sembrare meno fesso, i motivi per i quali questo Reacher 2 aveva creato fondate aspettative risiedevano tutti nel “dietro le quinte”. Se andate ad aprire Wikipedia e leggete i nomi (masticando il minimo sindacale, come il sottoscritto, in fatto di film e filmacci) di regia e fotografia, capirete le mie motivazioni.

Alla regia Edward Zwick, vecchia conoscenza di Tom in L’ultimo samurai, film diretto e sceneggiato proprio dal caro Zwick. Il palmares vanta poi Blood Diamonds, pellicola solidissima e forse anche troppo snobbata rispetto ad altre apparizioni del biondo Di Caprio. Dulcis in fundo Glory, film del lontano 1989, vincitore di 3 Oscar e decisamente un gran bel prodotto.

Alla sceneggiatura e alla fotografia altri due nomi più che discreti: Herskovitz, fedele aiutante di Zwick, e Oliver Wood, che ha fatto tante brutte cose ma anche alcune belle, soprattutto nel panorama dell’action (la trilogia di Bourne, Face-Off e Die-Hard 2).

Invece niente da fare, complici probabilmente le ingerenze della Tom Cruise Production (che ci ha messo i soldi), il film è uscito fuori di una bruttezza davvero fuori dal comune.Vediamo insieme perché.

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Papà Jack Reacher

Un prima gigantesco problema sta nella trama. Raffazzonata, piena di buchi e forse volutamente idiota. Jack Reacher gira come sempre per la ridente America, non cambiandosi mai di abito e arrestando tutti i poliziotti/militari corrotti che riesce a trovare. Nel farlo entra in contatto con il maggiore Susan Turner aka Cobie Smulders in una delle peggiori prestazioni attoriali degli ultimi 20 anni. Ovviamente tra i due nasce una liaison telefonica, che sfocia in un invito a cena. Anche perché Jack non schiaccia da qualche anno per colpa del suo guardaroba limitato, e quindi sta pure un attimino infoiato. Raggiunta Washington DC, il prode Jack scopre che la sua bella è stata arrestata per tradimento o cose così, i militari americani sanno essere piuttosto approssimativi. Poco dopo anche lui viene arrestato in maniera dubbia, oltre che accusato di avere una figlia (che si sa, negli Stati Uniti è un reato federale). A Washington insomma è un attimo e finisci in carcere con 15 anni di rapporti familiari da recuperare.

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Stai invecchiando Tom, ma resti l’eroe di Kikketta Stylosa.

Il tentativo di mettere in difficoltà il buon Reacher, ovvero l’equivalente di un’arma nucleare vivente, con una falsa paternità è ridicolo quasi quanto la scelta di far entrare di peso la presunta figlia all’interno della trama del film. Ma tant’è, una volta scappati da un carcere di massima sicurezza semplicemente chinandosi dietro la portiera di un’automobile (una berlina, va detto),  Jack e Susan vanno alla ricerca dell’adolescente, che nel frattempo viene usata dai cattivi come punto debole del protagonista. La domanda che tutti gli spettatori si pongono e che non si alza mai durante l’intero film rimane la stessa: ma sta botta de vita Jack Reacher ce l’ha avuta o no? Tom è troppo riservato per aprirsi con il pubblico, ma è anche troppo macho per negare, quindi il dubbio viene appositamente e malamente lasciato correre per tutta la durata della pellicola…

Casting al botox

La ragazza fa di tutto per non sfigurare rispetto ai colleghi più grandi, riuscendo benissimo nell’intento di far abbassare ancora di più il livello qualitativo di Punto di non ritorno. Siamo davanti a un classico caso di ragazzina holliwoodiana, non c’è via di scampo. Ai due protagonisti servono delle carte di credito per aiutarsi nella fuga? Nessun problema, ci pensa la piccola Samantha. Bisogna riuscire a tenere testa al duro Jack? Samantha ha la lingua velenosa di una navigata professionista di strada. Ovviamente non mancano anche i difetti, per poter rendere il personaggio a tutto tondo. Quindi quando Reacher ripete semplicemente per la settima volta di non usare il cellulare, pena essere rintracciati, la biondina agisce con prontezza, mandando stupidissimi SMS. A chi poi? Non si sa.

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I tre protagonisti in una foto di backstage.

Assunto che per 70 minuti ci si debba sorbire la falsa figlia di Reacher (accidenti, ho spoilerato!) lo spettatore potrebbe quasi abituarsi. E invece no, arriva il turno di Cobie Smulders, che davvero ha dato tutto per cercare di assomigliare a un asse da stiro. Riuscendoci alla perfezione. I siparietti tra lei e Tom sono lenti, prevedibili, noiosi. Quelli che coinvolgono tutti e tre i protagonisti invece hanno la forza dell’improbabilità dalla loro parte.

«Non essere troppo duro con lei, Jack.»

«Non posso permettermelo, siamo in grave pericolo.»

«Si, ma è solo una ragazza, ha bisogno di un PADRE.»

«Non posso permettermelo, siamo in grave pericolo.»

«Promettimi che non la abbandonerai.»

«Non posso permettermelo, siamo in grave pericolo.»

Tecniche ninja e regia

Ciliegina sulla torta, a dare il colpo di grazia a questo prodotto piuttosto sgangherato ci pensa lo stesso regista. Dopo aver preso una botta in testa ed essersi sparato una maratona notturna di Beautiful, Zwick decide di fare le cose con i piedi, attraverso un sapiente utilizzo del primo e del primissimo piano, conditi con alcune zoomate casuali. La scena del confronto finale con il perfido Generale parlerebbe da sola, ma per questioni di copyright sono costretto a descriverla.

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Il perfido Generale e il randomico omino. Vengono smascherati solo alla fine del film.

Primo piano della Smulder che deve chiedere al perfido Generale di aprire le solite casse che dovrebbero rivelarsi vuote. Dietro di lei i fastidiosissimi lampeggianti delle macchine della polizia. Il perfido Generale nega alla richiesta di aprire le casse. Primo piano della Smulder e sfarfallio dei lampeggianti: «Apra quella!». Il perfido Generale, furbo, cede alla richiesta:«Apri!». Un omino randomico apre svelando una cassa piena e non vuota! Primissimo piano, con lampeggianti a effetto flash: «Apra quella!». «Apri!». Un’altra cassa piena. A questo punto lo spettatore ha già perso due diottrie, ma gli viene imposto un terzo giro. Finalmente Tom Cruise, grazie a un bruttissimo piano americano che ritrae il suo botox assorto nei pensieri, capisce che il contenuto delle casse non è quello che sembra. E il perfido Generale va in galera. Purtroppo però sarete già diventati ciechi, e quindi vi dovrete accontentare solo dell’audio.

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Il lampeggiante incriminato.

In conclusione il film entra di diritto nella cineteca delle pellicole da buttare, insieme a tanti altri classici di questa produzione a stelle e strisce tanto scadente, quanto irresistibile. Un saluto finale al fan club di Tom, che continua a combattere strenuamente la sua guerra, ma che dovrebbe iniziare a pensare di ritagliarsi ruoli meno dinamici. O a farsi crescere la barba e non le guance.

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